VERSO IL CONGRESSO EUCARISTICO DIOCESANO. Al via il Ciclo di conferenze su “L’Eucaristia, cuore della vita cristiana”
1 mese ago

Sulmona. Un cammino che nasce dal cuore della Chiesa e ritorna al cuore dell’uomo. È questa l’immagine più fedele dell’incontro che ha visto protagonista mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, nella serata del 23 marzo 2026, nella Chiesa di San Francesco a Popoli Terme, primo passo di un itinerario spirituale e pastorale verso il Congresso eucaristico diocesano dell’ottobre 2026. Non un semplice ciclo di conferenze, ma un vero processo ecclesiale, nel quale la comunità è chiamata a ritrovare nell’Eucaristia la sorgente e il compimento della propria vita.
L’avvio del cammino è stato segnato da un gesto semplice e altamente simbolico: il canto dell’inno del Congresso, composto dal vescovo di Sulmona-Valva, mons. Michele Fusco e musicato dal maestro Alessandro Sabatini. Un segno che ha introdotto immediatamente nel clima spirituale dell’evento, quasi a voler educare fin dall’inizio l’assemblea a una partecipazione non solo intellettuale, ma profondamente orante. L’Eucaristia, infatti, non si comprende pienamente se non nella logica della lode e del rendimento di grazie.
Nel suo intervento, Mons. Forte ha offerto una riflessione densa e coinvolgente sul rapporto tra Parola di Dio ed Eucaristia, tracciando un itinerario che ha saputo coniugare profondità teologica e concretezza pastorale. Al centro, una convinzione chiara: non esiste vita cristiana autentica senza un ritorno radicale alla Parola, riconosciuta come norma superiore e sorgente viva della fede. In questa prospettiva, il riferimento al teologo Karl Barth e alla grande stagione della teologia del Novecento ha permesso di cogliere come la riscoperta della centralità della Scrittura abbia segnato profondamente anche il rinnovamento conciliare, in particolare nella costituzione Dei Verbum.
La Parola, ha ricordato l’Arcivescovo, non è mai semplicemente un testo da studiare, ma una presenza viva che interpella l’uomo nella sua esistenza concreta. Essa illumina e inquieta, consola e provoca. È luce, ma anche sfida. E proprio in questa tensione si inserisce la grande domanda che abita il cuore umano: il senso del dolore. Forte ha indicato con chiarezza come sia spesso proprio l’esperienza della sofferenza a spalancare l’uomo alla ricerca di Dio, trasformando la ferita in luogo di rivelazione. Non si tratta di una riflessione astratta, ma di una verità che attraversa la vita reale, fatta di perdite, attese e interrogativi senza risposta.
Da questa domanda nasce il desiderio, dimensione fondamentale dell’esistenza. L’uomo è un essere in attesa, chiamato a non spegnere mai la tensione verso il bene, il vero, il bello. Ma questo desiderio, per non smarrirsi, deve essere purificato e orientato: non verso il possesso, ma verso la volontà di Dio. In questa prospettiva, la testimonianza dei santi – da Teresa d'Avila a Madre Teresa di Calcutta – diventa una scuola concreta di fede vissuta anche nel silenzio e nell’aridità.
Uno dei passaggi più intensi della catechesi è stato proprio quello dedicato al silenzio di Dio. Lungi dall’essere un’assenza, il silenzio divino è spazio di ascolto e di maturazione. Dio parla anche quando tace, e la fede autentica si misura proprio nella capacità di rimanere in questa apparente assenza, senza cedere alla tentazione di ridurre Dio alle proprie attese. In questo senso, il silenzio diventa pedagogia, luogo in cui l’uomo impara l’umiltà e l’abbandono.
Ma il cuore della riflessione è stato il legame inscindibile tra Parola ed Eucaristia. Dio parla nelle parole degli uomini e si dona nei segni semplici del pane e del vino. Qui si compie il mistero: la Parola proclamata diventa Pane spezzato, e il Pane spezzato illumina la Parola. L’Eucaristia si rivela così nella sua triplice dimensione: azione di grazie, convito pasquale ed epiclesi dello Spirito. È il luogo in cui la Chiesa nasce e continuamente si rigenera, diventando segno di unità e strumento di carità. In questo orizzonte, il cammino verso il Congresso eucaristico si configura come un tempo di conversione ecclesiale, in cui riscoprire la centralità del Mistero celebrato.
Non è mancato, infine, un richiamo forte alla qualità della vita ecclesiale: dalla centralità dell’ascolto alla responsabilità della predicazione, fino alla necessità di una fede essenziale, capace di andare al cuore del mistero senza dispersioni. Una fede che non è possesso, ma cammino, lotta, relazione viva con Dio. In questo orizzonte, risuona con particolare forza la testimonianza di Charles de Foucauld, la cui preghiera di abbandono ha concluso l’incontro, consegnando ai presenti una sintesi esistenziale del mistero celebrato: fidarsi di Dio, sempre.
L’incontro di Popoli Terme non è stato dunque solo un momento formativo, ma una vera esperienza ecclesiale. La partecipazione ampia e attenta, il clima di ascolto e le risonanze emerse nel dialogo finale hanno mostrato una comunità viva, desiderosa di lasciarsi interrogare e guidare. Il cammino verso il Congresso Eucaristico è iniziato così: non con un programma, ma con una chiamata. Tornare all’essenziale, riscoprire l’Eucaristia come cuore pulsante della vita cristiana, lasciarsi trasformare dalla Parola che si fa Pane.
È da qui che la Chiesa di Sulmona-Valva riparte: da un altare e da una Parola, per ritrovare la propria identità e offrire al mondo una testimonianza credibile di fede, speranza e carità, in cammino verso il Congresso eucaristico diocesano del 2026

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