Notre-Dame e L’Aquila, un legame di fede, restauro e arte italiana
5 giorni ago

Notre-Dame e L’Aquila si sono incontrate oggi nelle immagini dei Vespri presieduti da Papa Leone XIV. Guardando in televisione la luce sulle pietre restaurate della cattedrale di Parigi, per gli aquilani il pensiero è andato a Santa Maria del Suffragio. Anche la chiesa delle Anime Sante ha conosciuto una ferita profonda e il lungo lavoro necessario per riaprire le sue porte alla preghiera.
Dopo il terremoto del 2009, il restauro della chiesa aquilana divenne un progetto condiviso dall’Italia e dalla Francia. Il governo francese contribuì al 50 per cento della spesa prevista: una scelta che trasformò la solidarietà in un cantiere, fatto di studi, competenze e lavoro quotidiano. Alcune maestranze impegnate prima a L’Aquila hanno poi lavorato anche alla ricostruzione di Notre-Dame. Il legame tra le due città passa dunque anche per le mani di chi ha avuto cura delle loro chiese ferite.
Santa Maria del Suffragio fu restituita alla città il 6 dicembre 2018, durante la Festa della Rinascita. Erano presenti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Nathalie Loiseau, ministra francese degli Affari europei, in rappresentanza della Repubblica che aveva sostenuto il restauro. Per gli aquilani quella giornata non segnò soltanto la conclusione dei lavori. Restituiva alla piazza e alla comunità una chiesa nella quale sono custodite la memoria del sisma e quella delle persone perdute.
Poche settimane dopo, il 25 dicembre 2018, il cardinale Giuseppe Petrocchi presiedette nella chiesa riaperta i secondi Vespri di Natale. Indossava un piviale realizzato da Agorà Atelier. Oggi, vedendo Papa Leone XIV con i paramenti dello stesso atelier italiano a Notre-Dame, quel ricordo è tornato con particolare forza: due celebrazioni dei Vespri, in due chiese risorte dalle loro ferite, unite anche dal lavoro degli artigiani che hanno preparato i paramenti per la preghiera.
Agorà Atelier, attraverso il lavoro di Federico Toniolo e Leonardo Cardoza, ha progettato i paramenti per Parigi studiando i simboli della cattedrale. Il piviale non ripete la sua architettura come un semplice ornamento. Cerca di comprenderla e di tradurne il significato in tessuto, ricamo, pietra e metallo. È così che l’arte liturgica italiana ha trovato posto a Notre-Dame: con un’opera pensata per quel luogo e per la celebrazione che vi si svolge.
Nel disegno, il giglio è racchiuso in una monofora gotica ad arco acuto. Richiama la Francia e, più profondamente, Maria, Notre-Dame, alla quale la cattedrale è dedicata. Al centro del fiore, il lapislazzuli porta l’azzurro del cielo nella trama del paramento. Viene spontaneo pensare alla luce che attraversa le vetrate: illumina la pietra, raggiunge chi entra e invita a cercare oltre ciò che gli occhi vedono.
Sul retro compaiono Parigi, Chartres e Reims, tre grandi cattedrali nelle quali generazioni di credenti hanno espresso la loro fede. Le guglie si alzano verso il cielo, ma l’atelier colloca alla base di questo slancio la croce di Cristo. Sul formale del piviale, la croce dorata dell’abside di Notre-Dame custodisce la Pietà: Maria accoglie tra le braccia il Figlio deposto. In quella scena il dolore è reale; la fede vi riconosce anche l’attesa della risurrezione.
I tessuti color avorio, i ricami, le applicazioni di lapislazzuli e il cammeo inciso a mano raccontano un lavoro che richiede tempo e precisione. Durante i Vespri, la loro bellezza ha accompagnato il canto e i gesti della liturgia. Era accaduto anche all’Aquila nel Natale del 2018, con il piviale indossato dal cardinale Petrocchi nella chiesa appena riaperta.
Notre-Dame e L’Aquila sono vicine nella solidarietà che ha sostenuto Santa Maria del Suffragio, nel lavoro di chi si è preso cura delle loro chiese e nella gioia di tornarvi a pregare. Oggi anche i paramenti di Agorà hanno reso visibile questo legame: l’arte italiana ha accompagnato la preghiera a Parigi e ha riportato alla memoria una sera di Natale all’Aquila.

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