La domenica di papa Leone XIV a Lourdes
2 giorni ago

Leone XIV si è recato – nel contesto del Viaggio Apostolico in Francia – anche al santuario mariano e internazionale di Lourdes. Arrivato ieri sera, ha sostato in preghiera ai piedi della grotta; questa mattina ha incontrato i Vescovi della Conferenza Episcopale di Francia, ha poi presieduto la celebrazione eucaristica e, nel pomeriggio, ha incontarto gli operatori e gli assistiti dell’Accueil Notre-Dame.
Davanti ai Prelati di Francia, il Vescovo di Roma ha pronunciato parole di incoraggiamento e inviti alla perseveranza nella fede: «La storia della Chiesa in Francia è ricca, immensamente ricca. È bella e feconda; ed è importante farvi riferimento per costruire il futuro delle vostre comunità, così come quello del vostro Paese. La Chiesa ha assistito, e ha persino contribuito, alla lenta edificazione della vostra Nazione; ancora oggi è parte integrante della sua cultura, della sua identità e della sua vocazione nel mondo. Ecco perché la sua voce ha pienamente diritto ad essere presente nel dibattito pubblico in Francia; essa possiede, per sua natura, un’autorevolezza profetica. Anche se non sempre è intesa, è comunque attesa. Anche se non sempre è seguita, particolarmente su questioni essenziali, che toccano i fondamenti della civiltà, nondimeno è necessaria; non ne dubitate! Conosco la vostra determinazione e il vostro coraggio – lo avete dimostrato con chiarezza durante i recenti dibattiti sul fine-vita – e vi esorto alla perseveranza, assieme a tutte le persone di buona volontà che difendono gli stessi valori. Vivete attualmente in un contesto di laicità molto particolare, frutto di una storia turbolenta, oggi pacificata, ma che deve consentire alla Chiesa di compiere la sua missione. Il fatto che l’equilibrio faticosamente raggiunto venga gradualmente messo in discussione, come sta accadendo altrove nel mondo occidentale, non deve indurvi alla rassegnazione. Vi invito ad essere vigilanti, per difendere la libertà e il diritto della Chiesa a evangelizzare, a educare alla vera libertà e a praticare pubblicamente il culto, affinché, in modo visibile, la carità possa essere esercitata nel nome di Gesù Cristo».
Il vasto panorama delineato dal Papa abbraccia tutti gli aspetti della vita umana, in tutte le fasi: «I giovani, in particolare, nutrono grandi aspirazioni. Preoccupati per il mondo che viene loro lasciato in eredità, ansiosi per il futuro, sono pronti a impegnarsi con coraggio e generosità per tutto ciò che è bello, vero e buono. Mostrate loro la via del Vangelo: l’unica direzione sicura – per quanto esigente –, che ha già portato tanti frutti in questa terra di Francia. Ieri, a Parigi, abbiamo evocato il segno incoraggiante del Catecumenato, che coinvolge prevalentemente giovani adulti. È una grazia e una gioia per tutto il popolo di Dio. È importante che abbiate cura di accompagnare questa grazia, in particolare attraverso l’accoglienza dei giovani in comunità vivaci, che praticano la carità e vivono la solidarietà; e attraverso un solido insegnamento dottrinale radicato nella Parola di Dio, che permetta loro di affrontare obiezioni e dubbi. Per realizzare questo rinnovamento della speranza, nell’ambito di un nuovo slancio missionario in Francia, che auspico vivamente, esiste un unico programma, sempre lo stesso: far conoscere e amare Gesù Cristo, in modo autentico, con passione, ancora e ancora … Nel contesto attuale, vi trovate ad affrontare alcune sfide importanti. Quella dell’educazione è di primario rilievo. É molto lodevole che le vostre Assemblee approfondiscano l’argomento. L’educazione è una missione particolarmente vasta, che tocca molteplici settori della vita. Vorrei semplicemente accennare a quello dell’insegnamento cattolico, il cui “carattere proprio”, in questi tempi, viene messo in discussione. È positivo che gli istituti di insegnamento cattolici siano ampiamente aperti a coloro che non condividono la nostra fede. Questa accoglienza generosa e rispettosa della libertà di coscienza di ciascuno promette grande fecondità per tutti, per la società e per la Chiesa stessa. Tuttavia, l’insegnamento cattolico non può, in alcun modo, rinunciare al proprio progetto educativo, un progetto incentrato su Cristo che mira allo sviluppo integrale della persona umana in tutte le sue dimensioni: spirituale, culturale, intellettuale, morale e sociale. Nessuno deve quindi stupirsi delle occasioni offerte, all’interno di ogni istituto cattolico, di incontrare Gesù Cristo e di ascoltare la sua Parola. Tanto meno, nessun alunno deve trovarsi emarginato nella propria classe, semplicemente perché crede in Gesù».
Nel contesto della omelia, il Pontefice ha fatto riferimento alla fede mariana, significativa in questo santuario internazionale; partendo dalle stesse parole che la Vergine rivolse a santa Bernadette: «Questa promessa, proclamata proprio qui, risuona con particolare forza in questa terra di Francia e scuote le nostre mentalità contemporanee. In questo momento storico, all’interno di una società alla ricerca del progresso e del benessere materiale, ma talvolta tentata di dimenticare l’orizzonte dell’eternità, Maria viene a ricordarci la grandezza e la portata della nostra vocazione alla vita, alla vita eterna. Davanti alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia, la Grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana. Qui, nessuna fragilità viene respinta. Le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli: sono il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti e trasfigurati dall’amore infinito di Dio. Lourdes è il luogo benedetto di una professione di fede nella bellezza e nella sacralità della vita, poiché qui essa è accolta come un dono prezioso di Dio, chiamato a fiorire per l’eternità nell’amore del Padre. “Te lo prometto”! Sì, la vita eterna è una promessa solida e certa che il Signore ci fa. Ce l’ha già ottenuta con la sua morte sulla croce e la sua risurrezione, e la realizza ogni giorno in noi attraverso la grazia del battesimo. È alla nostra portata, ma spetta a noi accoglierla liberamente, afferrarla, non ostacolarla; ma l’ostacolo alla grazia e alla vita eterna, l’unico ostacolo a questo amore, è il peccato, il ripiegamento su sé stessi, quel rifiuto di Dio che ci rinchiude nelle nostre stesse tenebre! È quindi in gioco la nostra responsabilità personale, ed è grande. Dio ci ha voluti liberi, perché la libertà è una condizione dell’amore; non si può amare per costrizione. Questa libertà che ci è donata, dobbiamo impegnarla in un “sì” a Cristo e, con l’aiuto della sua grazia, sulle orme di Maria; un “sì” incessantemente rinnovato, fino al nostro ultimo respiro: “adesso e nell’ora della nostra morte…”, diciamo nell’Ave Maria».
Il Santo Padre ha richiamato ciascuno ai fondamenti del cammino cristiano e conversione; «La penitenza è un’opera suscitata dall’amore nella solidarietà con il genere umano: amore per Dio, di cui si vuole riparare la ferita del Cuore causata dai nostri peccati; amore per tutti i nostri fratelli che non ascoltano questa chiamata alla conversione e che le loro colpe trascinano verso la morte. Questa esigenza di conversione coinvolge la Chiesa stessa nel suo pellegrinaggio terreno. Essa deve avere il coraggio di vivere questa conversione in primo luogo. Per guarire dalle ferite profonde, dalle infedeltà e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno, dobbiamo porci umilmente sotto lo sguardo purificatore del Signore. Riconoscere i nostri errori è indispensabile per la crescita spirituale. Il richiamo della nostra Madre al dovere della preghiera e della conversione ci riempie di grande speranza, poiché ci indica il modo per cambiare il corso delle cose, che non è altro che quello di unirci alla passione di Cristo. Cari malati che conoscete la sofferenza, così numerosi a Lourdes, avete la possibilità di vivere le vostre pene e i vostri dolori in questo spirito di offerta per entrare in quel cammino redentore di cui il mondo ha tanto bisogno. In questo senso siete davvero nel cuore della Chiesa, e il vostro ruolo è insostituibile».

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