I segni compiuti da Gesù: l’Angelus con papa Leone XIV

2 giorni ago

«Quando ascoltiamo il Vangelo, sentiamo spesso raccontare dei segni compiuti da Gesù: sono gesti che manifestano la sua speciale dedizione per noi, cioè la salvezza che Egli porta nel mondo».

Il Vescovo di Roma Leone XIV commenta la Parola del Vangelo (cfr. Mt 14,13-21), durante la consueta preghiera domenicale dell’Angelus, due agosto. Egli – dunque – prosegue, affermando: «Il Signore viene ricordato come Colui che dà senso alla vita, liberandola dal male e dal peccato. Mentre dà la vista ai ciechi e ai sordi l’udito, Cristo non compie soltanto azioni portentose, ma annuncia a tutti che il Regno di Dio è vicino. Perciò il Vangelo di quest’oggi (Mt 14,13-21) testimonia che Gesù non si limita a dare i sensi a chi ne manca, ma dà gusto ai nostri sensi. Al sordo, che torna a sentire, il Signore rivolge la Buona Novella da ascoltare; al cieco, che torna a vedere, mostra la splendida opera della redenzione che si compie per lui. Allo stesso modo, Gesù dona a chi ha fame il cibo da mangiare: l’episodio della moltiplicazione dei pani significa che l’incontro col Signore è un’esperienza nutriente. Nel deserto, cioè nel luogo del nostro bisogno, Cristo è pane di vita. Con Lui l’essenziale è sovrabbondante: “Tutti mangiarono a sazietà” e ne avanzarono “dodici ceste piene” (v. 20). Questo numero evidenzia che il dono del Signore è universale, e che la sua provvidenza per noi non viene mai meno».

Le riflessioni proposte dal Santo Padre attualizzano la Rivelazione; rilanciando – nel medesimo tempo – la vocazione cristiana: «Carissimi, Cristo sazia davvero la fame dell’umanità, la nostra fame di verità e di vita. Al contempo, il suo gesto ci insegna che nulla va sprecato, quando viene condiviso. L’accumulo e lo scarto, invece, sono due lati di uno stesso male: l’ingordigia. Questa malattia dell’animo fa perdere i sensi perché ubriaca di ricchezze, al punto da dimenticare coloro che piangono per fame e gridano per sete. E così, davanti all’opulenza delle cose che marciscono, stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace. Nel deserto della guerra e dell’arroganza, guardiamo con quanta benevolenza il Signore “alzò gli occhi al cielo”, «recitò la benedizione», “spezzò i pani e li diede” ai suoi discepoli, perché li distribuissero alla folla (cf. v. 19). In questo miracolo della carità riconosciamo le azioni tipiche di Gesù, che trovano nell’Ultima Cena il loro culmine. Allora, infatti, il Figlio di Dio ci consegna la sua stessa vita come nostro fratello in umanità. Mentre gustiamo la grazia dell’Eucaristia, impegniamoci a testimoniare la sua bellezza nei nostri gesti quotidiani, a cominciare dalla benedizione della tavola, quando condividiamo il pane in famiglia e tra amici. In compagnia di Gesù, anche le vacanze possono diventare tempo di fraterna serenità, coinvolgendo chi, accanto a noi, è nel bisogno».

Ci rallegriamo, per l’Amore che ci raggiunge; nella Pasqua settimanale e nella festa odierna del Perdono di Assisi: la misericordia viene elargita universalmente e gratuitamente a vantaggio di ogni creatura.

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