Il mistero di Dio Trinità e la preghiera per la pace, nelle parole di Leone XIV

1 minuto ago

«Celebrando oggi il Mistero di Dio Trinità ci è offerta la possibilità di ripensare il cammino percorso, a partire dal suo centro: la vita di Dio che si è donata a noi in Gesù Cristo. Questa vita è una comunione dinamica, inesauribile, feconda, che ora ci coinvolge: lo Spirito che lega il Padre e il Figlio è stato infatti riversato nei nostri cuori, così che nel mondo prende forma la Chiesa, sacramento di comunione, spazio di incontro, di amore e di vita in cui cielo e terra già si toccano»; Leone XIV riflette – a partire dalla liturgia e dalla Parola celebrate – sulla solennità odierna della Santissima Trinità, e afferma: «Il Vangelo della Liturgia odierna (Gv 3,16-18) ci presenta Nicodemo, una personalità di rilievo in Israele che sentì una profonda attrazione per Gesù. Infatti andò a trovarlo – di notte, per non essere visto –, desideroso di conoscere meglio questo misterioso Maestro e di porgli delle domande. Ospitandolo, il Signore diede importanza alla sua ricerca. Lo sorprese, suggerendogli che è possibile anche a un adulto rinascere; gli lasciò intuire che la vita di Dio avrebbe potuto trasformare la sua vita. Gesù parlò a Nicodemo dello Spirito Santo, illuminò la sua notte con la verità che nella festa di oggi risuona in tutte le nostre chiese: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (v. 16). E ancora: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (v. 17).

Il Pontefice ha declinato il messaggio della Rivelazione per la persona umana di oggi, e ha esortato ciascuno alla ricerca di Dio e alla perseveranza nella fede: «Carissimi, nel Mistero di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, siamo a casa, come Nicodemo si sentì a casa presso Gesù. La vita di Dio è meravigliosa e coinvolgente, dà pace al nostro cuore, spesso così inquieto, e ci fa incontrare fratelli e sorelle nella gioia dello Spirito. La Trinità ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità.

Nicodemo faceva parte del Sinedrio, il Consiglio dei capi d’Israele. Quando nel Sinedrio sentì parole di disprezzo verso Gesù, invitò tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo. Aveva ricevuto da Dio, attraverso Cristo stesso, lo Spirito della comunione, che apre il cuore alla nuova verità e alla vera novità. Chi non accoglie questo Spirito invecchia presto, nel lamento; si trova solo, non ha mai l’animo in festa. Oggi, invece, cari fratelli e sorelle, è festa! La festa di Dio è la nostra festa».

Ieri sera, al termine della preghiera del Santo Rosario presso la Grotta di Nostra Signora di Lourdes nei Giardini Vaticani, a chiusura del mese di maggio, il Vescovo di Roma si è soffermato sul valore della pace: «La pace non è una teoria da verificare in laboratorio, né un’ingenua illusione, né un affare da gestire per interesse. Quando la si ricerca con cuore sincero, essa è piuttosto un impegno quotidiano della nostra vita: scaturisce dalla giustizia e dall’amore, come armonia che unisce le persone, le famiglie, le comunità, i popoli. Anche in questo tempo di tensioni e conflitti, la pace diventa possibile quando si vuole ascoltare il grido di chi ne è privato: bambini innocenti, madri e padri angosciati, prigionieri maltrattati, profughi, persone sofferenti di ogni età. Tutti costoro hanno sulle labbra una sola parola: pace! Noi lo sappiamo: la pace è sempre possibile perché è dono di Dio. Questa pace, la sua pace, ha il volto di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, che nella sua vita donata per noi ha riconciliato il cielo e la terra». L’esortazione finale del Papa invita a tendere alla carità universale: «Quando il Signore Gesù è con noi e ci comportiamo da veri discepoli del suo amore, allora lo Spirito Santo può realizzare ciò che appare umanamente impossibile. Quando invece ci si allontana da Dio, ci si allontana anche dall’uomo, dal nostro prossimo, restando indifferenti al suo dolore. Ogni volta che ritorniamo al Signore, la sua pace diventa il nostro impegno, secondo i compiti e le responsabilità di ciascuno. La nostra preghiera diventa così missione e profezia: non dovrà più esserci pianto di innocenti nelle nostre città; nessuno dovrà fuggire dalla propria casa per la minaccia delle bombe; la bramosia di potere e la violenza delle parole lasceranno il passo alla sete di giustizia e di verità. Ma ognuno può e deve fare la sua parte, cominciando da cose piccole ma importanti, astenendosi da ogni violenza verbale o fisica, nella vita di ogni giorno e anche nei social media. Cari fratelli e sorelle, la pace vera inizia in un cuore che ama; viene testimoniata da labbra che pronunciano parole di riconciliazione; si riflette negli occhi che guardano al mondo con mitezza e saggezza. Questa è la vera forza, la forza della verità e dell’amore. Dio cerca costruttori di pace! La nostra Madre Santissima ci aiuti a rispondergli ogni giorno il nostro “eccomi”, non a parole ma con i fatti».

Potrebbe interessarti

Go up