Una vita per la Chiesa aquilana: mons. Giuseppe Gianiorio celebra 50 anni di sacerdozio

2 ore ago

Giuseppe Giagnorio

L'Aquila - Nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, questa sera, mons. Giuseppe Gianiorio, Vicario generale dell’Arcidiocesi dell’Aquila, ha celebrato il cinquantesimo anniversario della sua ordinazione presbiterale. Una ricorrenza significativa, vissuta nella vigilia della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, che ha raccolto attorno al sacerdote numerosi confratelli, le comunità nelle quali ha esercitato il suo ministero e tanti fedeli che in questi cinquant’anni ne hanno condiviso il cammino pastorale.

La solenne Celebrazione eucaristica, presieduta dallo stesso mons. Gianiorio, ha visto la concelebrazione di numerosi sacerdoti dell’Arcidiocesi dell’Aquila. Tra loro il can. Sergio Maggioni, Arcidiacono del Capitolo Metropolitano dei Canonici dell’Aquila, e mons. Alfredo Cantalini, già Vicario generale dell’Arcidiocesi. Particolarmente significativa la presenza di due compagni di seminario e di formazione sacerdotale del festeggiato, don Delfino Reggimenti, della diocesi di Teramo, e don Raimondo Attese, della diocesi di Chieti-Vasto, giunti a Collemaggio per condividere la memoria di un cammino iniziato insieme molti anni fa.

Alla celebrazione hanno assistito mons. Antonio D’Angelo, Arcivescovo Metropolita dell’Aquila, e mons. Orlando Antonini, Arcivescovo e Nunzio Apostolico. L’omelia è stata tenuta dall’Arcivescovo D’Angelo, che, partendo dal mistero dell’Assunzione di Maria, ha proposto una lettura del ministero sacerdotale alla luce dell’ascolto della Parola e della presenza di Cristo.

«Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano»: da queste parole del Vangelo mons. D’Angelo ha individuato il punto di partenza del cammino di Maria verso la pienezza della vita in Dio. «Maria è colei che ha ascoltato nel silenzio la parola di Dio», ha ricordato l’Arcivescovo, richiamando l’insegnamento dei Padri della Chiesa secondo il quale la Vergine, prima ancora di concepire Cristo nel grembo, lo ha concepito nella fede attraverso l’ascolto.

Proprio questo ascolto ha permesso all’Arcivescovo di accostare il mistero mariano alla vocazione sacerdotale. «Il ministero dell’ordine è innanzitutto accogliere la Parola», ha sottolineato D’Angelo. È quanto è avvenuto anche nella vita di mons. Gianiorio: una Parola che cinquant’anni fa «ha toccato, ha segnato» e, come ha detto con un’immagine particolarmente intensa l’Arcivescovo, «ha ferito il suo cuore con il dono dell’amore e della grazia».

Il cinquantesimo di ordinazione non è dunque soltanto una ricorrenza personale. «Celebriamo i suoi 50 anni di ministero – ha spiegato mons. D’Angelo – perché ringraziamo il Signore di questo dono a lui e, tramite lui, a ciascuno di noi». Il sacerdote, infatti, prima ancora delle molte attività che è chiamato a svolgere, è una presenza: «la presenza del Cristo, la presenza di un Dio che si fa vicino attraverso i misteri celebrati, annunciati, testimoniati».

È stato questo uno dei passaggi centrali dell’omelia. L’Arcivescovo ha invitato a non identificare il sacerdozio semplicemente con le tante opere e responsabilità pastorali, pur necessarie. Ciò che viene prima è il rapporto personale con il Signore. «Quello che è essenziale è il segno del sacerdote, che è il segno del Cristo, il segno di una presenza». La vita sacerdotale trova così il proprio centro nell’ascolto, nella contemplazione e nell’accoglienza del mistero di Dio; soltanto da questa relazione profonda può nascere la capacità di essere luce per gli altri.

In questa prospettiva mons. D’Angelo ha riletto anche i numerosi servizi svolti da mons. Gianiorio durante i cinquant’anni di ministero: le diverse parrocchie affidategli, il lungo legame con Coppito, i servizi prestati alla Chiesa diocesana, l’impegno nella pastorale familiare e l’attuale incarico di Vicario generale. Attività e responsabilità diverse che, secondo l’Arcivescovo, acquistano il loro significato più autentico soltanto a partire da ciò che abita «la vita più intima, più profonda» del sacerdote: l’incontro con l’amore di Dio.

Guardando a Maria, mons. D’Angelo ha quindi fatto proprie le parole del Magnificat per rileggerle nella storia sacerdotale del festeggiato: «L’anima mia magnifica il Signore perché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente». Rivolgendosi direttamente a mons. Gianiorio, ha aggiunto: «Magnificare il Signore perché grandi cose il Signore ha fatto in te. Ti ha donato questa beatitudine».

La conclusione dell’omelia ha ricondotto l’intera assemblea al significato del rendimento di grazie celebrato nell’Eucaristia. La solennità dell’Assunta, ha ricordato D’Angelo, proietta il credente verso la meta della pienezza della vita e invita nello stesso tempo a lasciarsi ancora sorprendere dalla grazia di Dio. Il “sì” pronunciato da Maria continua infatti a risuonare nella storia concreta di quanti rispondono alla chiamata del Signore. «Quel sì di Maria – ha concluso l’Arcivescovo – ancora è presente e vivo dentro quel sì di don Giuseppe».

La liturgia è stata animata dal coro parrocchiale di Coppito e da un gruppo del Cammino Neocatecumenale, realtà alla quale mons. Gianiorio è particolarmente vicino attraverso il cammino catecumenale che segue nella parrocchia del Torrione. Presenze che hanno dato alla celebrazione un carattere profondamente comunitario, facendo emergere, accanto alla solennità dell’anniversario, la trama di relazioni pastorali e di amicizia costruita durante mezzo secolo di ministero.

Nato a Navelli il 15 marzo 1950, mons. Giuseppe Gianiorio è stato ordinato presbitero il 14 agosto 1976. I suoi primi incarichi pastorali lo hanno portato a Fossa, come parroco di Santa Maria Assunta, e successivamente a San Giovanni in Casentino e a Sant’Eusanio Forconese. Nel 1989 l’Arcivescovo Mario Peressin lo nominò parroco di San Pietro Apostolo in Coppito, comunità alla quale il suo ministero sacerdotale è rimasto profondamente legato e nella quale continua ancora oggi il proprio servizio pastorale.

Nel corso degli anni gli sono stati affidati diversi incarichi diocesani. Nominato Cappellano di Sua Santità il 31 gennaio 2004, è stato Direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale Familiare ed è membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio Presbiterale. Nel settembre 2024 l’Arcivescovo Antonio D’Angelo lo ha nominato Vicario generale dell’Arcidiocesi dell’Aquila, affidandogli uno dei principali compiti di collaborazione nel governo pastorale della Chiesa aquilana.

Al termine della celebrazione è stato lo stesso mons. Gianiorio a ripercorrere, con parole semplici e personali, alcuni dei fili che hanno accompagnato i suoi cinquant’anni di sacerdozio. Il primo è stato quello della presenza della Vergine Maria. «Maria è stata sempre vicina nella mia vita», ha ricordato, rileggendo quasi provvidenzialmente le circostanze che hanno condotto alla celebrazione proprio nella Basilica di Collemaggio, alla vigilia dell’Assunta.

Mons. Gianiorio ha ricordato infatti che la prima parrocchia affidatagli dopo l’ordinazione fu Fossa, dedicata a Santa Maria Assunta. Anche Coppito, la comunità alla quale è legato dal 1989, celebra nell’Assunzione della Vergine la propria festa patronale. A questo si aggiunge la coincidenza con l’anniversario della sua prima Messa, celebrata il giorno successivo all’ordinazione. Una presenza mariana che il Vicario generale ha riconosciuto come una costante discreta ma concreta del proprio cammino sacerdotale.

Il suo pensiero si è poi rivolto ai compagni di sacerdozio, alcuni dei quali nel frattempo sono tornati alla casa del Padre. Con particolare commozione ha salutato i due compagni presenti a Collemaggio, don Delfino e don Raimondo, ricordando anche coloro che non hanno potuto partecipare. Quindi il ringraziamento ai tanti sacerdoti dell’Arcidiocesi che hanno voluto «fargli corona» attorno all’altare nel giorno del cinquantesimo.

Un pensiero riconoscente è stato rivolto anche ai due presuli presenti. Mons. Gianiorio ha ringraziato in particolare l’Arcivescovo D’Angelo per aver scelto, insieme a mons. Antonini, di partecipare alla celebrazione lasciando a lui la presidenza dell’Eucaristia: un gesto che ha interpretato come «un segno di rispetto, un segno di amore».

Sono tornate quindi, una dopo l’altra, le comunità che hanno segnato la sua storia sacerdotale: Fossa, Casentino, Sant’Eusanio e soprattutto Coppito. Proprio ai fedeli di Coppito mons. Gianiorio ha rivolto uno dei ringraziamenti più spontanei della serata, ringraziandoli «per la pazienza, la sopportazione nei miei confronti». Con la schiettezza che lo contraddistingue ha aggiunto: «Non sono un tipo troppo malleabile. Lo sanno tutti», spiegando però come dietro il suo modo di esercitare il ministero abbia cercato sempre di porre una finalità precisa: l’amore a Dio e a Gesù Cristo e il desiderio di aiutare le persone a crescere nella vita di fede.

Il Vicario generale ha quindi ringraziato il coro parrocchiale di Coppito, che ogni domenica accompagna con il canto le celebrazioni della comunità, e i membri del Cammino Neocatecumenale presenti a Collemaggio, per la vicinanza e l’affetto manifestati. Un saluto particolare è stato rivolto anche al sindaco di Navelli e alla rappresentanza del paese natale intervenuta per condividere l’anniversario.

«Penso che possiamo concludere questa celebrazione lodando e benedicendo Dio», sono state le parole con le quali mons. Gianiorio ha chiuso i suoi ringraziamenti. Ed è forse proprio in questa espressione che può essere raccolto il senso più profondo della celebrazione di Collemaggio: non soltanto il ricordo di una data importante, ma il rendimento di grazie per cinquant’anni di ministero presbiterale vissuti dentro la storia della Chiesa aquilana, tra comunità, confratelli, responsabilità diocesane e generazioni di fedeli accompagnate nel cammino della fede.

Cinquant’anni dopo quel 14 agosto 1976, ancora una volta attorno all’altare, mons. Giuseppe Gianiorio ha così affidato al Signore il cammino compiuto e quello che ancora gli è chiesto di percorrere al servizio dell’Arcidiocesi dell’Aquila.

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