Sindone, il dibattito riacceso da uno studio digitale: ma il Custode Pontificio risponde con fermezza

10 mesi ago

Negli ultimi giorni, il dibattito sull’autenticità della Sacra Sindone ha vissuto un nuovo, acceso capitolo. Tutto è nato dalla pubblicazione di un articolo sensazionalista a firma di Cicero Moraes, intitolato “Image formation on the Holy Shroud – A digital 3D approach”, che ha fatto rapidamente il giro del mondo grazie alla sua tesi provocatoria: la Sindone di Torino non sarebbe stata poggiata sul corpo di un uomo, ma realizzata usando un modello artificiale, un bassorilievo.

La suggestione è potente: usando modelli 3D e software open source, lo studio avrebbe dimostrato che la famigerata immagine sindonica si sarebbe potuta formare più fedelmente da un bassorilievo piatto che da un corpo tridimensionale, risparmiando così le tipiche distorsioni prospettiche note come "effetto Maschera di Agamennone". Una simulazione spettacolare che ha riacceso il fascino e i dubbi intorno al telo più studiato (e discusso) della storia.

Ma a questa nuova ipotesi il mondo ecclesiastico e scientifico cattolico ha risposto con prontezza e rigore.

La replica del Custode Pontificio della Sindone: “Nulla di nuovo”

Attraverso un comunicato ufficiale, il Cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa, nonché Custode Pontificio della Sindone, ha preso le distanze dalle conclusioni affrettate e mediaticamente amplificate dello studio. Affidandosi al Centro Internazionale di Studi sulla Sindone (CISS), ha sottolineato l’assenza di reali novità scientifiche nell’articolo, ribadendo l’importanza di un metodo rigoroso e interdisciplinare.

La posizione ufficiale del CISS:

  • Nulla di nuovo: L’articolo conferma conclusioni già note dal 1902 (Vignon e Delage), ossia che l'immagine sindonica appare come una proiezione ortogonale, ma non dimostra nulla che non fosse già stato ampiamente analizzato.
  • Effetto Maschera di Agamennone: L’assenza di deformazioni prospettiche è un elemento noto, ma non sufficiente per sostenere che l'immagine si sia formata per contatto con un bassorilievo.
  • Limiti metodologici: I software utilizzati (come Blender) sono validi per scopi artistici e divulgativi, ma non hanno una validazione specifica per la ricerca scientifica su reperti archeologici.
  • Simulazioni poco realistiche: La simulazione prevede un corpo sospeso nel vuoto e ignora variabili fisiche cruciali (come un piano d’appoggio), compromettendo la validità dei risultati.
  • Nessuna prova scientifica alternativa: Le ipotesi di formazione tramite pittura, calore o contatto fisico con bassorilievo sono state scientificamente escluse dagli studi dello STuRP e successive analisi chimico-fisiche.
  • Invito alla cautela: Il CISS ribadisce che occorre distinguere tra dati certi e ipotesi, evitando interpretazioni settoriali e affrettate.

Oltre le parole: le regole cardinali della ricerca

Il CISS conclude il suo approfondimento citando il premio Nobel Richard Feynman, ricordando che l’onestà intellettuale e la trasparenza metodologica sono la spina dorsale del vero progresso scientifico. In un'epoca dove la viralità sembra più potente della verifica, l’appello è chiaro: non lasciarsi abbagliare dalle simulazioni digitali senza un adeguato riscontro sperimentale e interdisciplinare.

Testo integrale del comunicato del Custode Pontificio della Sindone

Comunicato del Custode Pontificio della Sindone

Ancora una volta assistiamo al lancio di nuove «rivelazioni» sulla Sindone e i suoi misteri. Oggi si tratta dell’ipotesi che il Telo sindonico sia stato steso non sul cadavere di un uomo ma su un «modello» artefatto, che riprodurrebbe le caratteristiche dell’immagine.

Il Custode della Sindone non ha motivo di entrare nel merito delle ipotesi formulate liberamente da scienziati più o meno accreditati. Il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone di Torino, che statutariamente assicura il suo supporto scientifico al Custode, pubblica un documento che analizza in dettaglio metodo e risultati di questa «scoperta».

Se non ci si può stupire più di tanto del clamore che certe «notizie», vere o verosimili, nuove o datate, possono suscitare in un circuito mediatico che ormai è globale e istantaneo, rimane la preoccupazione per la superficialità di certe conclusioni, che spesso non reggono a un esame più attento del lavoro presentato. E rimane da ribadire l’invito a non perdere mai di vista la necessaria attenzione critica a quanto viene così facilmente pubblicato.

+ Roberto card. Repole
Arcivescovo di Torino, Vescovo di Susa
Custode pontificio della Sindone

pastedGraphic.png

In un tempo dove la verità scientifica rischia di essere offuscata dal fascino delle ricostruzioni digitali, questo episodio ci ricorda che la Sindone non è solo un mistero di fede, ma anche una sfida aperta alla serietà della ricerca e alla responsabilità dell’informazione.

Potrebbe interessarti

Go up