Gaza dolce Gaza, non solo guerra: 5000 anni di storia in mostra a Parigi
9 mesi ago

Gaza, 5000 anni di storia tra guerra e speranza di pace: a Parigi una mostra racconta i tesori salvati dal conflitto
Gaza dolce Gaza. Non solo una striscia infinita di guerre: all’Institut du monde arabe (IMA) di Parigi, dal 3 aprile 2025, il passato di Gaza riemerge con una forza struggente e potente: «Trésors de Gaza: 5.000 ans d’histoire» non è soltanto una mostra archeologica. È un grido, un atto d'amore, una dichiarazione di memoria contro l’oblio e la distruzione del patrimonio culturale palestinese.
130 reperti sopravvissuti alla guerra, al tempo, e all’indifferenza raccontano la storia di Gaza, una città che – più di qualunque altra – incarna il crocevia delle civiltà, la resilienza dell’identità culturale, e la ricchezza di un patrimonio che ha illuminato il Mediterraneo per millenni.
Le molte vite di Gaza
Adagiata sulla via maris, la storica rotta costiera tra Africa e Asia, Gaza non è solo uno dei più antichi insediamenti urbani del mondo: è il fulcro di millenni di commerci, culture, religioni e conquiste. Fin dalla fine del V millennio a.C., i suoi porti e le sue terre hanno ospitato egizi, cananei, filistei, greci, romani, bizantini e musulmani.
A Tell es-Sakan, nel sud della città, i resti di una città fortificata attribuita al faraone Narmer ci riportano alla nascita della civiltà egizia. A Tell el-Ajjul, i ritrovamenti di Sir Flinders Petrie svelano l’antica Gaza cananea e la ricchezza dei suoi commerci durante il Medio e Tardo Bronzo. La Gaza romana e bizantina era una città cosmopolita, con templi dedicati a Zeus e Apollo, basiliche cristiane e il porto di Maiumas – ribattezzato “Constantia” da Costantino per l’adozione precoce del cristianesimo.
Gaza è citata nella Bibbia e negli scritti di storici come Erodoto. È la terra natale di Sant’Ilarione, il primo eremita della Palestina, ed è stata uno dei più importanti centri monastici del cristianesimo primitivo. Il suo ruolo nella storia cristiana è oggi testimoniato da spettacolari mosaici, chiese e monasteri bizantini disseminati nella Striscia – molti dei quali oggi rischiano di scomparire per sempre.
Una mostra che è un atto di salvezza
La mostra all'IMA, frutto della collaborazione con il Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra, l'Autorità Palestinese e ALIPH (Alleanza Internazionale per la Protezione del Patrimonio), è già stata definita “un atto di salvezza”.
I reperti in esposizione – statue, stele funerarie, mosaici, ceramiche, oggetti quotidiani e simbolici – sono miracolosamente sopravvissuti al caos degli ultimi decenni. Salvati dalla guerra, dalla distruzione, e dall'incuria, questi tesori erano stati affidati al museo di Ginevra nel 2007, proprio per proteggerli. Da allora non hanno mai potuto fare ritorno a Gaza, per le condizioni politiche instabili e i conflitti continui.
Oggi, a Parigi, tornano a parlare. Parlano della civiltà che fu, della bellezza che resiste, e di una Gaza che troppo spesso viene vista solo attraverso le lenti del conflitto, mai attraverso quelle della cultura.
Il percorso espositivo
Lungo il percorso espositivo, i visitatori scoprono:
- Il mosaico di Abu Barakeh, vestigia di un antico monastero bizantino;
- Una raffinata statuetta in terracotta di una sacerdotessa dell’VIII-VII secolo a.C.;
- Una testa di cavaliere persiano del VI secolo a.C. scoperta a Khan Yunis;
- La stele funeraria del periodo islamico medievale;
- Le lampade a olio e i frammenti scultorei che raccontano la quotidianità e la spiritualità di Gaza nelle varie epoche.
Accanto ai reperti, la mostra include fotografie inedite di Gaza agli inizi del ’900, mappe satellitari dei bombardamenti recenti, e una cartografia dei siti archeologici oggi distrutti o minacciati. Gaza non è solo storia: è anche attualità, urgenza, e dolore.
Secondo l’UNESCO, 94 siti culturali sono stati danneggiati a Gaza al 25 marzo 2025, tra cui moschee, chiese, monumenti e persino musei. Ma l’esposizione dell’IMA dimostra che la cultura può sopravvivere, che il patrimonio può essere salvato e raccontato, anche lontano dal suo luogo d’origine.
«Rien n’est pire que l’abandon et l’oubli» – “Nulla è peggio dell’abbandono e dell’oblio”, scrive Jack Lang, presidente dell’Institut du monde arabe. Questa mostra è un omaggio alla Gaza vibrante e millenaria, e un monito alla coscienza collettiva: proteggere il patrimonio è proteggere la memoria dell’umanità.
Gaza non è solo guerra
Gaza è anche arte, fede, architettura, filosofia, cultura materiale. Gaza è stata la culla del commercio, il cuore del Mediterraneo, crogiuolo di religioni politeiste e monoteiste. È un mosaico di civiltà che non può essere ridotto a un campo di battaglia. Attraverso Tesori salvati da Gaza, Parigi non solo racconta una storia, ma lancia un messaggio: la cultura è resistenza. E Gaza, con i suoi 5000 anni di storia, ne è il simbolo più potente.
L’esposizione è visitabile all’Institut du monde arabe di Parigi fino al 4 gennaio 2026. Un appuntamento imperdibile per chi crede che la bellezza possa ancora vincere l’oscurità.

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