La chirotonia Episcopale di Mons. Raffaele De Angelis
5 mesi ago

Lungro, 8 novembre 2025 — Nel cuore dell’altopiano del Pollino, nella maestosa Cattedrale di San Nicola di Mira a Lungro, si è levato un canto antico e solenne: Axios! Axios! Axios! — “Degno!”. È questo il grido del popolo dei fedeli che, sabato 8 novembre, ha accolto l’ordinazione episcopale di mons. Raffaele De Angelis, nuovo Eparca di Piana degli Albanesi.
Una data che resterà impressa nella storia della Chiesa Italo-Albanese di tradizione bizantina, perché segna il compimento di un cammino di fede, servizio e appartenenza che unisce le comunità arbëreshe di tutta Italia.
Un figlio di Lungro al servizio della Chiesa
Nato a Castrovillari (CS), nella diocesi di Cassano all’Jonio, il 24 ottobre 1979, e appartenente al clero dell’Eparchia di Lungro, mons. De Angelis è stato ordinato presbitero il 5 novembre 2006. Dopo anni di ministero e di formazione teologica, Papa Leone lo ha eletto, il 30 agosto 2025, alla sede eparchiale di Piana degli Albanesi, centro spirituale e culturale della comunità bizantina in Sicilia.
Nel giorno della Commemorazione degli Arcangeli Michele e Gabriele e di tutte le Potenze incorporee, la Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo ha avvolto la Cattedrale in un’atmosfera di luce, incenso e canto.
A consacrare il nuovo vescovo è stato mons. Donato Oliverio, vescovo di Lungro, insieme ai co-consacranti card. Francesco Montenegro, amministratore apostolico di Piana degli Albanesi, e mons. Manuel Nin, esarca apostolico di Grecia, già rettore del seminario dove il neo-vescovo aveva compiuto la sua formazione.
Presenti alla celebrazione i vescovi di Sicilia e di Calabria, numerose autorità civili e religiose, e una folla di fedeli provenienti da tutta la diaspora arbëreshe, molti dei quali indossavano i tradizionali abiti etnici, simbolo di una fede antica e di un’identità custodita con orgoglio.
Le riprese in diretta, curate da Maria Giangrosso, hanno permesso a tutta la comunità italo-albanese, in Italia e all’estero, di unirsi spiritualmente all’evento.
Il rito della Chirotonia: un mistero di grazia e comunione
La chirotonia episcopale, momento centrale della celebrazione, ha seguito il solenne rituale bizantino. Dopo l’ingresso con il Vangelo e il canto del Trisàghion (“Santo Dio…”), l’eletto ha proclamato tre professioni di fede, riassunto della dottrina cristiana nei suoi aspetti trinitari e cristologici, sotto lo sguardo vigile dei vescovi e del popolo.
In piedi su un tappeto recante l’immagine di un’aquila — simbolo del vescovo che veglia dall’alto sul proprio gregge — mons. De Angelis ha professato la sua fede davanti alla Chiesa. Dopo l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria, il Vangelo è stato posto sul suo capo: segno che la Parola di Dio diventa il suo giogo e la sua guida.
Rivestito dei paramenti episcopali e ricevuto il pastorale, è stato acclamato tre volte dal popolo con l’antico grido di approvazione: Axios! Axios! Axios!. Un momento emozionante è stato, appena rivestito dei paramenti sacri e ricevuto il pastorale, il saluto rivolto alla famiglia.
L’omelia: “Un vescovo non è un personaggio inaccessibile, ma un servo dell’amore”
Durante la celebrazione della Chirotonia episcopale, la comunità parrocchiale ha accompagnato con gioia e commozione il nuovo vescovo, circondato dall’affetto dei familiari e dei fedeli. Nell’omelia, il celebrante ha ricordato che molti si chiedono chi sia veramente un vescovo: non un personaggio distante o inaccessibile, ma una persona con le proprie potenzialità e i propri limiti, chiamata – come Gesù – a farsi carico dell’amore verso il popolo santo di Dio.
Il vescovo è chiamato a essere evangelizzatore, continuando l’opera missionaria di Cristo, e a vivere il suo ministero come servizio, non come onore. Come ricordava sant’Agostino, infatti, «il nome di vescovo non è un titolo di prestigio, ma di servizio», perché al vescovo compete più il servire che il dominare.
Nell’omelia è stato sottolineato che il vescovo è uomo della Parola: non una parola propria, ma quella che scaturisce dal seno del Padre, la Parola che sazia, illumina e purifica. Per questo, nella preghiera di consacrazione episcopale, egli viene rivestito e investito del Libro del Vangelo, che deve plasmare la sua vita e guidare le sue scelte.
Il vescovo è anche uomo dei Sacramenti, dispensatore dei misteri di Dio, poiché ha ricevuto la pienezza del sacramento dell’Ordine. È uomo della comunione, chiamato a costruire e custodire la fraternità che nasce dal cuore stesso di Dio.
Rivolgendosi a mons. Raffaele, il celebrante ha detto: «Ti attende, con cuore aperto, la Chiesa Italo-Albanese di Lungro, ricca di grandi tradizioni, profondi valori e anche di alcune inquietudini. Vai nel nome del Signore, con cuore mansueto e forte, portando con te le tue esperienze e lo spirito di Cristo Buon Pastore, che ama le sue pecore e dona la vita per esse».
Il Buon Pastore offre la vita per il suo gregge, e così è chiamato a fare il vescovo: guardare con speranza al futuro, perché la Chiesa Italo-Albanese continui ad avere un grande seguito umano e spirituale. Compito di tutti è promuovere, nella linea del Concilio Vaticano II, una più profonda coscienza dei tesori spirituali della tradizione orientale.
In questo impegno, le eparchie di Lungro e di Piana degli Albanesi svolgono un ruolo privilegiato nel mantenere viva la fiamma dell’unità tra le Chiese sorelle d’Oriente e d’Occidente. Come ha ricordato san Giovanni Paolo II, queste Chiese sono investite di una missione ecumenica particolare: «La Chiesa è bella perché respira a due polmoni».
Verso Piana degli Albanesi
Il 16 novembre 2025, mons. Raffaele De Angelis farà il suo ingresso solenne nella Cattedrale di Piana degli Albanesi, dove sarà accolto dai fedeli, dal clero e dalle istituzioni locali. Sarà un abbraccio di gratitudine e di speranza, un ponte tra Calabria e Sicilia, tra tradizione e futuro.
La sua missione sarà quella di servire la Chiesa arbëreshe, perché continui a essere testimone di comunione tra Oriente e Occidente.

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