Gesù sul monte: l’Angelus con papa Leone XIV

4 giorni ago

«Dopo il miracolo dei pani e dei pesci (cfr Mt 14,13-21), il Maestro spinge i suoi a salire in barca e a prendere il largo, mentre Lui si ritira sul monte, da solo, a pregare. Lontani dalla riva, però, essi si trovano in balia del vento e faticano ad avanzare. Dopo un’esperienza di successo, in cui erano stati protagonisti di un segno prodigioso, ora si ritrovano impotenti e spaventati di fronte alla minaccia delle onde e del vento contrario». Il Vescovo di Roma Leone XVI – durante la consueta preghiera dell’Angelus – commenta la pericope evangelica di questa XIX Domenica del Tempo Ordinario, quella della narrazione di Matteo 14,22-33.

Il Pontefice ha spiegato la presente pagina della Rivelazione, affermando: «Sul finire della notte, Gesù va loro incontro sulle acque agitate, e impauriti lo scambiano per un fantasma (v. 26). Ma Egli dice loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!” (v. 27). La presenza del Signore cambia tutto: Pietro addirittura riesce a fare alcuni passi sopra le onde verso di Lui; poi si spaventa, affonda e Gesù lo salva. Quando poi il Maestro sale sulla barca, la tempesta si calma., e allora sgorga spontanea dal cuore dei discepoli la professione di fede: “Davvero tu sei Figlio di Dio!” (v. 33).

Per giungere a questo, non è bastato loro aver assistito a un miracolo, né aver avuto successo davanti alla gente: hanno dovuto passare attraverso l’esperienza della loro debolezza e, in essa, riconoscere la presenza di Dio. Solo così hanno potuto aprire veramente gli occhi e il cuore alla sua vicinanza, ritrovando pace anche in mezzo alla tempesta».

Le affermazioni pronunciate dal Papa in Piazza San Pietro – in questo giorno, Pasqua della settimana – indicano la via della fede, per la piena realizzazione umana: “Un giorno, tempo dopo, Gesù dirà loro: “Se avrete fede e non dubiterete […], se direte a questo monte: “Levati e gettati nel mare”, ciò avverrà” (Mt 21,21). E proprio questo essi hanno sperimentato sul lago: la pace di Cristo, che era stato sul monte a pregare, li ha raggiunti in mezzo alla furia delle acque. Questo miracolo, allora, ci insegna una cosa importante: prima di tutto a non esaltarci davanti al successo e a non presumere mai di noi stessi; e al tempo stesso a non disperare, neanche nei momenti di buio, quando ci sentiamo impotenti davanti ai problemi e, nonostante i nostri sforzi, ci sembra di andare più indietro che avanti. In qualsiasi circostanza, Gesù non ci abbandona e, se lo accogliamo umilmente nella barca della nostra vita – con la preghiera, con i Sacramenti, con l’ascolto della sua Parola –, in Lui troveremo la pace, troveremo luce e forza per il nostro cammino».

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