Periodico di informazione religiosa

Il Natale con Gregorio Magno. 2 gennaio

by | 2 Gen 2024 | Monasteria

Il Natale con Gregorio Magno. 2 gennaio

La testimonianza di Giovanni Battista è orientata tutta all’annuncio di Gesù. Chi è Gesù? Noi che abbiamo questo grandissimo e dolcissimo nome da ripetere a noi stessi, sappiamo bene chi è? Ebbene, il più grande merito del Battista è stata la sua umiltà, il farsi da parte nella sua testimonianza. Giovanni Battista nega di essere profeta: non nega di parlare il nome di Dio, ma confessa di non essere quel Profeta che tutti aspettavano. In questo è esempio per tutti i predicatori cristiani, esempio anche per tutti noi che possediamo una vocazione profetica: parliamo in nome di Dio a quelli che incontriamo, ma raccomandiamo loro di cercare sempre più in alto. Così gli amici Basilio Magno e Gregorio di Nazianzo, che oggi commemoriamo, furono testimoni della fedeltà e della bellezza dell’ideale cristiano testimoniato e vissuto in pienezza. Gregorio cantava l’ineffabilità del nome di Dio: “A te è diretto un inno di silenzio, lo pronunziano tutti gli esseri che contemplano il tuo ordine. Di ogni cosa tu sei il compimento: uno, tutto, nessuno. A te è ogni nome: come chiamarti, il Solo che non si possa nominare? Sii benigno, tu, al di là di tutto. Cos’altro si può dire di te nel canto?“. Dottore dello Spirito Santo, Basilio scriveva: “lo Spirito eleva i cuori, prende per mano i deboli, rende perfetti coloro che progrediscono; così le anime portatrici dello Spirito e da lui illuminate, diventano esse stesse perfettamente spirituali e diffondono a loro volta la grazia agli altri“. Il mondo ha veramente bisogno di santi che abbiano genio, scriveva Simone Weil.

Mandò i servi per invitare gli amici alle nozze

“Il regno dei cieli è simile a un re che preparò un banchetto di nozze per il figlio” (Mt 22,1). Dio Padre dispose queste nozze per il Figlio quando volle che questi assumesse la natura umana nel grembo della Vergine e che, Dio prima dei secoli, si facesse uomo alla fine dei secoli. Non creda la nostra mente che la persona dell’uomo-Dio Gesù Cristo, nostro Redentore, risulti dall’unione di due persone. Diciamo di lui che esiste da due nature e in due nature, ma rifiutiamo, come opinione erronea, il credere che sia composto di due persone. Possiamo dunque affermare chiaramente e con sicurezza che il Padre dispose, per il Figlio re, le nozze quando unì a lui, nel mistero dell’incarnazione, la santa Chiesa. Il grembo della Vergine madre fu il talamo di questo Sposo e il salmista dice: “Nel sole ha posto la sua tenda ed egli esce come uno sposo dal talamo” (Sal 18,6). Uscì come uno sposo dal talamo perché Dio nell’incarnazione uscì dal grembo purissimo della Vergine per unire a sé la Chiesa. Mandò dunque i servi per invitare gli amici a queste nozze. Li inviò una prima e una seconda volta, perché chiamò ad annunciare l’incarnazione del Signore prima i profeti e poi gli apostoli.

Dalle Omelie sui Vangeli XXXVIII, 3

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