Il Viaggio Apostolico di papa Leone XIV in Africa
4 giorni ago

È stato inaugurato questa mattina il Viaggio Apostolico di papa Leone XIV in Africa, particolarmente negli Stati di Algeria, Camerun, Angola, e Guinea Equatoriale; il Vescovo di Roma sarà impegnato in terra africana fino al prossimo 23 aprile.
Questa mattina, il Pontefice è atterrato ad Algeri e – dopo aver omaggiato il Monumento dei Martiri Maqam Echahid – alle ore 12,00 ha incontrato le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico, nel Centro Convegni “Djamaa el Djazair” di Algeri; nel suo Discorso, Leone XIV ha affermato: «Esprimo profonda gratitudine per l’invito a visitare l’Algeria, giunto proprio all’inizio del mio Ministero Petrino. E grazie per la vostra accoglienza! Voi sapete che, come figlio spirituale di Sant’Agostino, già due volte – nel 2004 e nel 2013 – sono venuto ad Annaba, e sono grato alla Provvidenza divina, perché secondo il suo misterioso disegno, ha disposto che io vi tornassi di nuovo come Successore di Pietro. Vengo in mezzo a voi come pellegrino di pace, desideroso di incontrare il nobile popolo algerino. Siamo fratelli e sorelle, perché abbiamo lo stesso Padre nei cieli: il profondo senso religioso del popolo algerino è il segreto di una cultura dell’incontro e della riconciliazione, di cui anche questa mia visita vuole essere segno. In un mondo pieno di scontri e incomprensioni, incontriamoci e cerchiamo di comprenderci, riconoscendo che siamo tutti una sola famiglia! Oggi la semplicità di questa consapevolezza è la chiave per aprire molte porte chiuse».
Le affermazioni e gli auspici del Santo Padre sono stati indirizzati all’indiscusso valore della pace: «Cari fratelli e sorelle, vengo a voi come testimone della pace e della speranza che il mondo desidera ardentemente e che il vostro popolo ha sempre cercato: un popolo mai sconfitto dalle sue prove, perché radicato in quel senso di solidarietà, di accoglienza e di comunità di cui è intessuta la vita quotidiana di milioni di persone umili e giuste. Sono loro i forti, sono loro il futuro: chi non si lascia accecare dal potere e dalla ricchezza, chi non sacrifica la dignità dei concittadini alla propria fortuna personale o di gruppo. In particolare, da molte parti ho testimonianza di come il popolo algerino dimostri grande generosità nei confronti sia dei connazionali, sia degli stranieri. Questo atteggiamento riflette un’ospitalità profondamente radicata nelle comunità arabe e berbere, quel dovere sacro che ovunque vorremmo trovare come valore sociale fondamentale. Ugualmente, l’elemosina (sadaka) è una pratica comune e naturale fra voi, anche per chi ha mezzi limitati. In origine la parola sadaka significa giustizia: non tenere per sé, ma condividere ciò che si ha, è infatti una questione di giustizia. Ingiusto è chi accumula ricchezze e resta indifferente agli altri. Questa visione della giustizia è semplice e radicale: riconosce nell’altro l’immagine di Dio. Una religione senza pietà e una vita sociale senza solidarietà sono uno scandalo agli occhi di Dio. Eppure, molte società che si credono avanzate precipitano sempre più nella diseguaglianza e nell’esclusione. Le persone e le organizzazioni che dominano sugli altri – questo l’Africa lo sa bene – distruggono il mondo che l’Altissimo ha creato perché vivessimo tutti insieme».
Sottolineando l’immenso patrimonio storico e strategico che ricoprono quei territori del continente africano, Leone XIV ha ribadito: «Il Mediterraneo, da una parte, e il Sahara, dall’altra, rappresentano infatti crocevia geografici e spirituali di enorme portata. Se ne approfondiamo la storia, senza semplificazioni e ideologie, vi troveremo nascosti immensi tesori di umanità, perché il mare e il deserto sono da millenni luoghi di reciproco arricchimento fra i popoli e le culture. Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza! Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro! Moltiplichiamo le oasi di pace, denunciamo e rimuoviamo le cause della disperazione, combattiamo chi lucra sulla sventura altrui! Sono illeciti guadagni, infatti, quelli di chi specula sulla vita umana, la cui dignità è inviolabile. Uniamo, allora, le nostre forze, le nostre energie spirituali, ogni intelligenza e risorsa che renda la terra e il mare luoghi di vita, di incontro, di meraviglia. La loro maestosa bellezza ci tocchi il cuore; il loro aspetto sconfinato ci interroghi sulla trascendenza. Il Mediterraneo, il Sahara e il cielo immenso che li sovrasta ci sussurrano che la realtà ci supera da tutte le parti, che Dio è veramente grande e che tutto viviamo alla sua misteriosa presenza».

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