L’Ordinariato Militare per l’Italia tra memoria, missione e profezia nei Cento anni di “Inter arma caritas”

3 mesi ago

Ordinariato Militare

In occasione del centenario dell’Ordinariato Militare per l’Italia, la Chiesa castrense celebra una settimana di eventi a Roma, dal 2 all’8 marzo 2026, che uniscono memoria storica, liturgia e riflessione pastorale. Alle varie celebrazioni e iniziative prenderanno parte circa un centinaio di cappellani militari provenienti da tutta Italia, tra i quali non mancheranno 'rappresentanti della Città dell’Aquila', infatti alle celebrazioni saranno presenti don Michele Tiso, Cappellano della Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza italiana con sede a Coppito e don Claudio Recchiuti, Cappellano della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise e, ad interim, Cappellano del 9º Reggimento Alpini dell’Aquila nonché Decano dei Cappellani Militari per l’Abruzzo e il Molise. La loro presenza testimonia il legame tra la vita ecclesiale e quella militare, la prossimità pastorale ai militari e alle loro famiglie e l’impegno costante a coltivare valori di carità, giustizia e pace.

Il 6 marzo 1925, con decreto dell’allora Congregazione per i Vescovi, nasceva l’Ordinariato Militare per l’Italia; l’11 marzo 1926 la Legge n. 417 ne approvava la Costituzione nello Stato italiano. A cento anni di distanza, quella che viene definita una “Chiesa senza confini geografici” celebra il proprio cammino con una settimana di appuntamenti che intendono essere non soltanto una rievocazione storica, ma un tempo di grazia e di discernimento. In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, il centenario si propone come memoria viva di una presenza ecclesiale che ha attraversato le pagine più complesse della storia contemporanea, accanto agli uomini e alle donne in uniforme.

Riconosciuto come Chiesa particolare dalla Costituzione apostolica Spirituali militum curae promulgata nel 1986 da Giovanni Paolo II, l’Ordinariato Militare è assimilato a una diocesi, pur non avendo un territorio proprio. La sua peculiarità è quella di appartenere a un “cetus” specifico: i militari in servizio, le loro famiglie e quanti operano stabilmente nel contesto delle Forze Armate. È una Chiesa che vive dentro la mobilità, segue i trasferimenti, accompagna le missioni internazionali, condivide la quotidianità delle caserme, delle navi, degli aeroporti, delle accademie. Una presenza discreta ma costante, che si inserisce nella trama concreta della vita militare, con le sue esigenze operative, le sue responsabilità istituzionali, le sue fatiche umane.

Presentando le celebrazioni del Centenario, l’Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia, mons. Gian Franco Saba, ha collocato questo anniversario nel solco del magistero più recente, richiamando le parole di Papa Leone XIV sull’urgenza di “portare Cristo nelle vene dell’umanità” e di costruire ponti attraverso il dialogo e l’incontro. Il motto scelto per l’anniversario, “Inter arma caritas”, sintetizza una storia centenaria nella quale l’assistenza spirituale si è espressa come prossimità evangelica nei contesti più ordinari e in quelli più drammatici. «Il Centenario non è un tempo di autocelebrazione – ha affermato mons. Saba – ma un tempo di grazia, di gratitudine e di discernimento». Non una ricorrenza puramente cronologica, dunque, ma un’occasione per interrogarsi su ciò che oggi la Chiesa è chiamata a essere dentro il mondo militare.

Nel suo intervento, l’Arcivescovo ha evocato immagini forti e concrete. Ha ricordato come, nel corso di cento anni, i cappellani militari abbiano “abitato le caserme, gli ospedali, le navi, gli aeroporti, i teatri operativi. In passato anche le trincee”. Luoghi di sofferenza, di paura, di decisioni difficili, ma anche di fraternità e di sacrificio. «Hanno affinato l’arma della carità», ha detto, con un’espressione che racchiude il senso di una missione vissuta non come funzione accessoria, ma come condivisione reale della condizione militare. L’unica arma del cappellano è la caritas: una presenza che ascolta, accompagna, consola, sostiene quando “sorella morte bussava alle porte”, che condivide i lutti con le famiglie e aiuta a ripartire, infondendo speranza.

La guerra, ha ribadito mons. Saba, resta sempre un male. E tuttavia il servizio militare, nella visione della Chiesa, è orientato alla tutela della sicurezza e della libertà dei popoli. Proprio in questo spazio si inserisce il ministero dell’assistenza spirituale, chiamato a formare le coscienze, a educare alle virtù umane e cristiane, a coltivare prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. «Non si tratta di spiritualizzare in modo gnostico l’esperienza cristiana – ha spiegato – ma di viverla nella sua concretezza storica». La fede non è un’idea, ma incarnazione, presenza, prossimità. È questo che rende il cappellano un punto di riferimento nelle accademie e nelle scuole militari, dove i giovani affrontano cambiamenti radicali di vita, lontananze da casa, prime responsabilità. È questo che lo rende sostegno nei contesti operativi, quando lo stress, la solitudine o il peso delle decisioni chiedono uno spazio di ascolto e di discernimento.

Tra i momenti significativi della settimana romana vi sarà la conferenza dedicata a San Giovanni da Capestrano, patrono dei Cappellani Militari, figura che richiama il coraggio della fede in tempi di conflitto e l’intreccio tra responsabilità morale e impegno pubblico. Il programma delle celebrazioni prevede liturgie nelle basiliche papali, una veglia di preghiera per la pace, la deposizione di una corona all’Altare della Patria, l’incontro al Quirinale con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e un’udienza con Papa Leone XIV. Il culmine sarà la Santa Messa di domenica 8 marzo nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli, presieduta dall’Ordinario Militare e trasmessa in diretta su Rai 1, momento di sintesi spirituale e di rinnovato invio missionario.

In un passaggio particolarmente intenso, mons. Saba ha richiamato il rischio di una memoria ridotta a semplice accumulo di dati. «Viviamo un tempo – ha osservato – in cui disponiamo di una sterminata capacità di registrazione e archiviazione delle informazioni, ma spesso manca la coscienza». Il Centenario vuole promuovere proprio questa consapevolezza interiore, quella interiorità che rende la persona sempre più umana e capace di bene comune. Non si tratta di attivare una memoria esterna, ma di far sì che il ricordo diventi incontro, responsabilità, apertura agli altri, riconoscimento di un debito di pace e di civiltà verso chi ha scritto pagine luminose anche dentro le nubi oscure della guerra.

Dietro ogni uniforme, ha ricordato l’Arcivescovo, c’è un individuo con un’anima da custodire. È forse questa la chiave più autentica del centenario dell’Ordinariato Militare per l’Italia: una missione antica, una dedizione sempre nuova. Da cento anni la Chiesa castrense cammina accanto a chi serve la patria, ricordando che l’amore di Cristo è forza di riconciliazione e che la pace non nasce dalla casualità, ma da coscienze formate e da cuori disarmati. In questo orizzonte, “Inter arma caritas” non è soltanto un motto celebrativo, ma la cifra concreta di una presenza evangelica che continua ad abitare le pieghe della storia.

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