Periodico di informazione religiosa

Lunedì della terza settimana di Quaresima. La Quaresima con Gregorio Magno

by | 4 Mar 2024 | Monasteria

Lunedì della terza settimana di Quaresima

Nella sinagoga di Nazareth Gesù torna fra i suoi, legge un passo dal rotolo di Isaia e ne annunzia l’adempimento nella sua stessa persona. La sconvolgente rivelazione si trasforma da meraviglia a incredulità a odio omicida. Come credere a un profeta che abbiamo visto da piccolo, che ci ricordiamo da ragazzino per strada e di cui conosciamo la famiglia, che, insomma è cresciuto sotto i nostri occhi? La prudenza si trasforma in pregiudizio e vera e propria ostilità. Gesù passa in mezzo ai suoi concittadini e prosegue altrove il cammino. L’autore dell’Imitazione di Cristo scriveva: “le parole non sono altro che parole. Volano nell’aria ma non muovono il sasso”.

Gli stranieri, invece, come Naaman il Siro, hanno accolto quella salvezza offerta a tutti, ma rifiutata dai primi destinatari. Colpito da lebbra, Naaman obbedisce alla parola del Signore per mezzo del profeta Eliseo, si immerge sette volte nel Giordano e guarisce. La sua obbedienza è una vera e propria immersione nella parola del Dio di Israele! I santi Padri hanno posto volentieri l’obbedienza al di sopra del digiuno e anche della preghiera. Questo può stupire. Ma l’uomo obbediente è colui che si è abbandonato alla volontà di Dio e non ha da temere più nulla, nemmeno la morte; la sua anima si è abituata a vivere con Dio e ad amarlo. Tutto il resto viene di conseguenza.

Gregorio Magno, Lettera al presbitero Palladio del monte Sinai

Sono venuto a sapere da quale prova sei afflitto, ma non hai tuttavia bisogno della consolazione delle mie parole, dal momento che la verità stessa dice: “Se hanno chiamato Beelzebul il padre di famiglia, quanto più i suoi familiari!” (Mt 10,25). E aggiunge ancora: “Se foste di questo mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo, ma poiché non siete di questo mondo e io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Gv 15,19). Con il termine “mondo” indica i cuori che vivono secondo la carne, che amano il mondo. Poiché so che queste cose le conosci perfettamente, mi meraviglio che la tua carità si rattristi per le parole degli uomini. Dinanzi alle parole di quelli che lodano o che offendono, bisogna sempre guardare al proprio cuore e il non trovare in esso il bene che si dice di noi deve provocare una grande tristezza. D’altra parte, se non vi troviamo il male che la gente dice di noi, dobbiamo esultare di grande gioia.
A che giova che tutti ci lodino, se la coscienza ci accusa? O quale tristezza dovremmo provare se tutti ci accusano e la sola coscienza ci mostra che siamo liberi dal male? Abbiamo Paolo che dice: “la nostra gloria è questa: la testimonianza della nostra coscienza” (2 Cor 1,12); anche Giobbe dice: “Ecco, il mio testimone è in cielo” (Gb 16,20). Se abbiamo un testimone in cielo e un testimone nel cuore, lascia che gli sciocchi all’esterno dicano ciò che vogliono. Che altro fanno i detrattori, se non soffiare nella polvere e gettare terra nei propri occhi, di modo che quanto più soffiano nella maldicenza, tanto più non vedono nulla della verità? …

L’apostolo Paolo ammonisce: “Se è possibile, per quanto sta in voi, cercate di stare in pace con tutti” (Rm 12,18). Volendo dire: “Cerchiamo di aver pace con tutti”, poiché prevedeva che questo sarebbe stato difficile, premise: “Se è possibile”, ma aggiunse che ciò è possibile dicendo: “Per quanto sta in voi”. Se desideriamo custodire nel cuore la carità nei confronti di chi ci odia, anche se questi non hanno pace con noi, tuttavia noi restiamo in pace con loro. Dunque, figlio amatissimo, in ogni circostanza custodisci il tuo cuore, come sta scritto: “Custodisci con ogni vigilanza il tuo cuore, perché da esso procede la vita” (Pr 4,23).

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