Terra Santa, il messaggio di Natale dei capi delle Chiese tra dolore, speranza e pace
4 mesi ago

Da Gerusalemme i capi delle Chiese rinnovano l’appello alla pace autentica e alla speranza che nasce a Betlemme
Gerusalemme, città ferita e sacra, torna a parlare al mondo nel tempo di Natale. In un contesto ancora segnato da violenze, lutti e fragilità profonde, i Patriarchi e i Capi delle Chiese di Gerusalemme affidano alla solennità della Natività un messaggio che non è evasione dalla realtà, ma immersione coraggiosa nella sua verità più dolorosa e, insieme, più luminosa.
Il loro messaggio natalizio per il 2025 si apre con le parole della Lettera agli Ebrei: un invito a perseverare nella corsa della fede, sostenuti da una “grande nube di testimoni”. È un’immagine potente, che parla a una regione stanca, ma non rassegnata. Parlano comunità che conoscono il peso della sofferenza quotidiana, ma che continuano a guardare a Cristo come “pioniere e perfezionatore della fede”.
Come accadde ai pastori nei campi di Betlemme, anche oggi l’annuncio natalizio arriva nel mezzo della paura. L’angelo che invita a non temere risuona come un’eco antica e sempre nuova: “Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo”. È in quella grotta, davanti a una mangiatoia, che prende forma la speranza cristiana: Dio che si fa vicino, “Emmanuele”, Dio-con-noi.
I capi delle Chiese ricordano che il mistero dell’Incarnazione non è un’idea astratta, ma un atto radicale di amore. Dio assume carne e sangue, condivide il dolore umano, serve gli ultimi, annuncia la conversione e la redenzione, fino a offrire la propria vita perché l’umanità possa risorgere con Lui. Un amore che non fugge dalla sofferenza, ma la attraversa.
Non manca, però, uno sguardo lucido e profetico sull’attualità. Se da un lato il cessate il fuoco ha permesso a molte comunità di celebrare il Natale con maggiore visibilità, dall’altro risuona forte l’ammonimento del profeta Geremia: “Pace, pace, quando pace non c’è”. Perché, nonostante le dichiarazioni ufficiali, la violenza continua a colpire, mietendo vittime e seminando paura non solo in Terra Santa, ma anche nei Paesi vicini.
Di fronte a tutto questo, i Patriarchi ribadiscono la loro scelta: stare accanto a chi soffre. Seguendo l’esempio di Cristo, rinnovano la solidarietà verso i poveri, gli afflitti, gli oppressi, e invitano i cristiani e tutte le persone di buona volontà a non stancarsi di pregare e di impegnarsi per una pace vera, giusta e duratura.
Il messaggio si chiude come un abbraccio che attraversa confini e continenti. Un augurio che nasce da Betlemme e si estende al mondo intero: che il Natale possa donare la gioia e la pace che scaturiscono dall’incontro con l’amore sconfinato di Dio, reso visibile nella nascita di Gesù Cristo.
Traduzione italiana del messaggio ufficiale
I PATRIARCHI E I CAPI
DELLE CHIESE DI GERUSALEMME
Messaggio di Natale — 2025
Pertanto, anche noi, circondati da un così grande numero di testimoni [in greco: martyron], deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza la corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento… (Ebrei 12,1-2a)
In questi tempi di continua difficoltà e conflitto nella nostra regione, noi, Patriarchi e Capi delle Chiese di Gerusalemme, restiamo saldi nel proclamare e riaffermare, alle nostre comunità e ai fedeli di tutto il mondo, il messaggio di speranza rivelato nell’Incarnazione di Cristo e nella sua Santa Natività a Betlemme, avvenuta più di duemila anni fa.
Infatti, in tempi ugualmente difficili, un angelo del Signore apparve improvvisamente ai pastori di quella regione, invitandoli a deporre ogni paura.
“Non temete”, disse l’angelo, “perché, ecco, vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo. Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Luca 2,10).
Fu inginocchiandosi davanti alla mangiatoia, in quella grotta sacra, che i pastori furono i primi testimoni del dono misericordioso dell’amore di Dio. Contemplarono l’ “Emmanuele”, il “Dio-con-noi” (Matteo 1,23; Isaia 7,14) — un Salvatore divino che “svuotò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini” (Filippesi 2,7).
Nella sua grande compassione per noi, l’Onnipotente ha voluto assumere la nostra carne e il nostro sangue: vivere tra noi e condividere il nostro dolore; annunciare poi un messaggio di conversione e di redenzione divina per tutti; servire gli ultimi e gli afflitti, fino a offrire la propria vita per noi, affinché potessimo essere risuscitati con Lui a vita nuova mediante la fede nell’atto di amore gratuito di Dio (Romani 6,4; Efesini 2,6).
Sebbene quest’anno ci rallegriamo perché un cessate il fuoco ha permesso a molte delle nostre comunità di celebrare più pubblicamente le gioie del Natale, prestiamo tuttavia attenzione all’ammonimento del profeta Geremia contro coloro che dicono: “Pace, pace”, mentre pace non c’è (Geremia 6,14). Siamo pienamente consapevoli che, nonostante la dichiarata cessazione delle ostilità, centinaia di persone continuano a essere uccise o a subire gravi ferite.
Molti altri hanno sperimentato violenze contro la propria persona, le proprie proprietà e le proprie libertà — non solo in Terra Santa, ma anche nei Paesi vicini.
Noi, Patriarchi e Capi delle Chiese di Gerusalemme, seguendo l’esempio del nostro Signore nella sua Incarnazione, continuiamo a stare in solidarietà con tutti coloro che soffrono e sono abbattuti, e invitiamo i cristiani e tutte le persone di buona volontà nel mondo a perseverare nella preghiera e nell’impegno per una pace vera e giusta nella terra natale del nostro Signore — e, in effetti, in tutta la terra.
Per coloro che affrontano queste tribolazioni, ricordiamo, dalla Lettera agli Ebrei, come molti fedeli nel corso dei secoli siano rimasti saldi nella fede attraverso difficoltà estreme (Ebrei 11) e come Cristo stesso sia la sorgente della nostra devozione a Dio (Ebrei 12,1-2a). Vi incoraggiamo pertanto a guardare a Lui per la vostra forza spirituale, mentre il più ampio Corpo di Cristo cerca di alleviare la vostra sofferenza e di rafforzarvi nella vostra determinazione a perseverare nell’opera del Signore.
Con questi sentimenti, rivolgiamo i nostri auguri di Natale alle nostre comunità e ai cristiani di tutto il mondo, augurando a voi e ai vostri cari la gioia e la pace che nascono dall’incontro con l’amore sconfinato di Dio, reso pienamente manifesto nella nascita del nostro Signore Gesù Cristo a Betlemme.

Potrebbe interessarti