Periodico di informazione religiosa

Martedì della terza settimana di Quaresima. La Quaresima con Gregorio Magno

by | 5 Mar 2024 | Monasteria

Martedì della terza settimana di Quaresima

Portare l’altro in tutte le sfaccettature e i difetti del suo carattere, tacere dei suoi torti e dei suoi peccati. Portare e amare, questo ci avvicina molto al perdono. E c’è chi lo fa tutti i giorni nei confronti della propria moglie o del proprio marito, nei confronti del padre o di un amico, verso i colleghi di lavoro o gli estranei. Eppure significa sopportare che l’altro sia duro verso di me, che mi offenda, mi ferisca, che continui a farmi del male. Quante volte abbiamo detto a noi stessi: “Basta, non ne posso più, così non può più continuare”. Pietro è andato a chiedere consiglio da Gesù: “Signore quante volte dovrò perdonare il mio fratello, se pecca contro di me?” Fino al sette volte? Sembra già un bel numero. “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”. Stiamo insieme non perché non sbagliamo o non ci offendiamo, ma perché si è perdonati e perdoniamo. Il male è sconfitto alla sua radice: invece di dividere e solare, unisce e rinsalda. Il perdono è davvero la peggior vendetta! Sì, il perdono reciproco è la vittoria costante dell’amore. E se proprio non riesco a perdonare, come devo comportarmi? Penso ai miei 10.000 talenti di debito di cui Dio mi fa grazia, non ai 100 denari che l’altro mi deve.

Gregorio Magno, Commento morale a Giobbe 33, 23

Nessuno dica: “Siccome Dio è buono, io pecco venialmente”. E nessuno dopo aver peccato dica: “Siccome Dio è giusto, non spero nel perdono del mio peccato”. Dio infatti rimette la colpa di cui ci pentiamo, ma ognuno deve temere di commettere un peccato che poi non sa se potrà adeguatamente piangere. Perciò prima di peccare tema la giustizia, ma dopo aver peccato faccia assegnamento sulla misericordia; non tema la giustizia tanto da perdere ogni conforto di speranza, né confidi talmente nella misericordia da trascurare per le sue ferite la medicina di una adeguata penitenza, ma mentre ritiene che Dio, nella sua bontà, perdona, non dimentichi che egli giudica con giustizia. La speranza del peccatore goda per la bontà di lui, ma il colpevole faccia penitenza tremando per la sua severità. Non manchi quindi il morso del timore alla speranza che confida, affinché la giustizia di Dio che giudica induca a correggere i peccati di colui, che la grazia misericordiosa di Dio invita a confidare nel perdono.

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