Periodico di informazione religiosa

Venerdì della IV settimana di Pasqua. Il tempo di Pasqua con Gregorio Magno

by | 26 Apr 2024 | Monasteria

Venerdì della IV settimana di Pasqua

Continua il discorso di Paolo ai giudei di Antiochia in Pisidia. Paolo, dopo aver ripercorso l’opera di Dio nel Primo Testamento, mostra come la parola di salvezza si sia realizzata in Gesù e si realizza ancora oggi in tutti gli ascoltatori che lo accolgono con fede. Le parole di Paolo valgono anche per noi, cristiani di oggi: il ricordo del passato non è mai fine a se stesso, ma serve ad aprire gli occhi sul presente. Dio, come ha agito allora, agisce ancora oggi e sempre. Dio, il Signore della creazione, continua la sua opera ancora oggi, prendendosi cura con amore dei suoi figli, da sempre e per sempre. Dio non ha creato il mondo per lasciarlo andare alla deriva, ma è costantemente all’opera in ogni dettaglio, anche il più piccolo della creazione, ed è sempre al servizio dell’uomo, ispirandolo all’amore, alla libertà e a vivere da figlio e fratello. Il cuore del messaggio di Paolo è che Dio ha assunto su di sé attraverso Gesù la nostra miseria, creando così il suo canto più sublime, la sua misericordia che vince e trionfa sulla morte. I profeti, richiamati da Paolo, condannano gli uomini di ieri e di oggi e non dicono altro che una cosa: noi facciamo il contrario di quello che Dio vuole. E poiché dicono queste cose, facciamo fuori anche loro. Da Abele fino al Battista e a Gesù, il grande mistero della storia è il giusto che soffre, l’innocente che porta su di sé il male del mondo. Ma il vero sofferente è Dio, quel Dio che ama l’uomo, mentre l’uomo lo abbandona. Dio sente nelle viscere la passione di questo abbandono tremendo, ma il nostro male compie le Scritture: sulla croce ci rivela il sommo bene, dando la vita per noi e realizzando il suo disegno di darci una vita nuova, una vita salvata. Questo Paolo annuncia: la buona notizia, la promessa fatta ai padri, Dio l’ha compiuta attraverso la risurrezione di Gesù. L’evangelizzazione – che sia Paolo l’evangelizzatore o Pietro o qualsiasi altro discepolo – è mostrare Cristo crocifisso e il suo amore infinito per l’uomo, il suo amore infinito per me; vedendo questo amore. Dio è presente ovunque è amato.

Gregorio Magno, Omelie su Ezechiele I, 10, 9-14

Non conta molto infatti ciò che si compie esteriormente col corpo, ma ha grande valore ciò che si compie interiormente. Infatti disprezzare il mondo presente, non amare le cose che passano, prostrarsi umilmente nel profondo del cuore davanti a Dio e al prossimo, mantenere la pazienza di fronte agli insulti, e, mantenendo la pazienza, scacciare dal cuore ogni risentimento, distribuire ai bisognosi le cose proprie, non desiderare quelle degli altri, amare l’amico in Dio e per amore di Dio amare anche i nemici, piangere per l’afflizione del prossimo e non esultare per la morte del nemico, questo significa essere nuova creatura, quale il medesimo maestro delle genti ricerca con occhio vigilante presso gli altri discepoli, dicendo: “Se uno è in Cristo, egli è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate, ecco è diventato tutto nuovo”. È proprio dell’uomo vecchio cercare il mondo presente, amare con bramosia le cose che passano, levarsi in superbia con la mente, non avere pazienza, pensare con disprezzo al prossimo colpito, non dare le cose proprie ai bisognosi e cercare quelle degli altri per accumulare, non amare nessuno sinceramente per amore di Dio, ricambiare le inimicizie con l’inimicizia, godere dell’afflizione del prossimo. Tutte queste cose sono proprie dell’uomo vecchio e provengono dalla radice infetta. Ma chi ormai ha superato tutte queste cose e ha reso il suo animo ben disposto nei confronti dei precetti del Signore, merita le parole; “Tutte le cose vecchie sono passate, tutto è diventato nuovo” [..] 

E perlopiù accade che questi, per dono della grazia celeste, ricevono anche la parola dell’insegnamento e ciò che del pascolo della verità essi dolcemente ruminano dentro, soavemente nutrono nel prossimo. È necessario che chi annunzia la parola di Dio, prima si preoccupi del suo modo di vivere, per poi attingere dalla vita ciò che dirà e come dirlo. Alla predicazione contribuisce di più la convinzione di un santo amore che l’arte oratoria, perché amando le cose del cielo, il predicatore legge dentro di sé come persuadere a disprezzare le cose della terra. Chi infatti esamina attentamente la propria vita, dentro e fuori, edifica gli altri esortandoli con il proprio esempio, ed è come se intingesse la penna della lingua nel cuore, nell’atto in cui scrive fuori per il prossimo con la mano della parola. Per cui l’ammirabile predicatore con sicurezza disse: “Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato è veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi”.

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