Periodico di informazione religiosa

Vicinanza, compassione, tenerezza di Dio.

by | 5 Feb 2024 | Teologia

«Vicinanza, compassione, tenerezza di Dio». La riflessione di papa Francesco, in questa domenica, ci mostra l’agire di Dio; egli ha, infatti, affermato: «Gesù che va incontro all’umanità ferita ci manifesta il volto del Padre. Può darsi che dentro di noi ci sia ancora l’idea di un Dio distante, freddo, indifferente alla nostra sorte. Il Vangelo, invece, ci fa vedere che Gesù, dopo aver insegnato nella sinagoga, esce fuori, perché la Parola che ha predicato possa raggiungere, toccare e guarire le persone. Così facendo ci rivela che Dio non è un padrone distaccato che ci parla dall’alto; al contrario, è un Padre pieno d’amore che si fa vicino, che visita le nostre case, che vuole salvare e liberare, guarire da ogni male del corpo e dello spirito. Dio sempre è vicino a noi. L’atteggiamento di Dio si può dire in tre parole: vicinanza, compassione e tenerezza. Dio che si fa vicino per accompagnarci, tenero, e per perdonarci. Non dimenticate questo: vicinanza, compassione e tenerezza».

Siamo giunti alla V Domenica del Tempo Ordinario e la liturgia ci ha proposto il vangelo di Marco 1,29-39: viene narrato come il Signore guarisce la suocera di Pietro e molte altre persone ammalate, e come percorre la Galilea. Effettivamente, l’evangelista ci presenta la giornata-tipo di Gesù: Egli si ritira a pregare (1,35), porta la salvezza a tanti bisognosi (1,32-34), percorre i luoghi evangelizzando (1,38-39); nella sua Persona, la vita e la redenzione entrano definitivamente nella storia mondana.

La Parola e le orazioni di questo giorno di festa ci invitano – fortemente – a soffermarci sul grande mistero della sofferenza e della croce; ma con la ferma certezza che nessuna e nessuno di noi rimane prigioniero della morte e del dolore: la Risurrezione bussa alla nostra porta e ci chiama alla speranza e alla forza divine. La drammatica esperienza di Giobbe – oggi proposta (cfr. 7,1-4.6-7) – non permette a quest’uomo di rinnegare la propria fede in Dio: egli rimane saldo nella salvezza di Israele; e diviene un modello per tutti i fedeli dei secoli futuri.

Papa Francesco – nella preghiera dell’Angelus – ha sottolineato questo incessante peregrinare del Cristo nel Vangelo: «Questo incessante camminare di Gesù ci interpella. Possiamo chiederci: abbiamo scoperto il volto di Dio come Padre della misericordia oppure crediamo e annunciamo un Dio freddo, un Dio distante? La fede ci mette l’inquietudine del cammino oppure per noi è una consolazione intimista, che ci lascia tranquilli? Preghiamo solo per sentirci in pace oppure la Parola che ascoltiamo e predichiamo fa uscire anche noi, come Gesù, incontro agli altri, per diffondere la consolazione di Dio? Queste domande, ci farà bene farle a noi stessi. Guardiamo, allora, al cammino di Gesù e ricordiamoci che il nostro primo lavoro spirituale è questo: abbandonare il Dio che pensiamo di conoscere e convertirci ogni giorno al Dio che Gesù ci presenta nel Vangelo, che è il Padre dell’amore e il Padre della compassione. Il Padre vicino, compassionevole e tenero. E quando scopriamo il vero volto del Padre, la nostra fede matura: non restiamo più “cristiani da sacrestia”, o “da salotto”, ma ci sentiamo chiamati a diventare portatori della speranza e della guarigione di Dio». E questo, affinché ciascuna e ciascuno di noi possa divenire sempre più prossimo nel bene verso i più poveri e bisognosi, maggiormente compassionevole e ricco di tenerezza; così come siamo guardati e amati dal nostro Dio-Trinità.

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