Periodico di informazione religiosa

Sabato della VI settimana di Pasqua. Il Tempo di Pasqua con Gregorio Magno

by | 11 Mag 2024 | Monasteria

Sabato della VI settimana di Pasqua

Le parole di Gesù nel vangelo di oggi promettono due privilegi di cui i discepoli godranno: il privilegio di essere in una tale intimità con Dio che le loro richieste verranno esaudite e il privilegio di comprendere Gesù come rivelazione del Padre. Il cristiano, poiché sperimenterà Gesù nella presenza interiore del Paracleto, rimarrà unito a Gesù e proprio perché i cristiani godono dell’intima presenza di Gesù nel Paracleto, essi saranno anche vicini al Padre, che è una cosa sola con Gesù. A che tipo di richieste sta pensando Giovanni? Non tanto dei comuni bisogni della vita, ma di tutto ciò che può incrementare la vita eterna e rendere feconda l’opera del Paraclito. “Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena”; oppure “Vi ho detto questo, perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”: la pienezza della gioia cristiana viene attraverso la comprensione di quello che Gesù ha rivelato, una comprensione che impregna completamente il modo di vivere del cristiano ogni giorno.

Gli ultimi versetti sviluppano la nota dell’intimità col Padre e la applicano al tema del chiedere e ottenere. Il ruolo di Gesù nel portare gli uomini al Padre e il Padre agli uomini costituirà un così intimo rapporto d’amore, che il Padre amerà i discepoli con lo stesso amore con cui ha amato il Figlio: Gesù e i discepoli saranno una cosa sola. Gesù non dovrà pregare il Padre a favore del cristiano, perché la preghiera del cristiano sarà la preghiera di Gesù. Nel suo stato glorificato Cristo non pregherà per i suoi, ma pregherà con i suoi e attraverso di loro nella sua Chiesa. Qui si arriva al punto più profondo del misticismo cristiano: il Padre vede nei suoi figli Cristo stesso. Venendo nel mondo Gesù ha stabilito un vincolo di unione con gli uomini e ora, lasciandolo, torna a ristabilire nella sua pienezza l’unione con il Padre. Solo quando ciò sarà avvenuto sarà compiuta l’ora in cui i discepoli parteciperanno alla gioia, alla comprensione e alla fiducia nel fare le richieste, come egli ha promesso. Siamo alla realizzazione cristologica della bella descrizione della parola di Dio in Isaia: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare .. così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, “senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”.

Gregorio Magno, Commento a Giobbe 22, 42

“Chi verrà in mio aiuto, affinché l’Onnipotente esaudisca il mio desiderio?” (Gb 37,35). Giobbe, dopo aver raccontato le gesta sublimi delle sue virtù, sapendo di non poter con le sue virtù giungere alla vetta, cerca un aiuto. E chi contempla se non l’unigenito Figlio di Dio, che assumendo la natura umana aiuta chi si affatica in questa condizione mortale? Poiché al semplice uomo era preclusa la via del ritorno a Dio, egli, facendosi uomo, venne in aiuto all’uomo, affinché questo potesse trovare la via del ritorno per mezzo dell’uomo-Dio. Eravamo ben lontani dal giusto e dall’immortale, noi mortali e ingiusti. Ma tra il giusto immortale e noi mortali ingiusti è apparso il Mediatore tra Dio e gli uomini, che aveva in comune con gli uomini la morte e in comune con Dio la giustizia; e siccome per la nostra infima condizione noi eravamo ben lontani dalle cose somme, egli ha congiunto in se stesso le cose infime con le somme, e così, congiungendo la nostra infima bassezza con la sua vertiginosa altezza, è diventato per noi la via del ritorno. Il beato Giobbe, parlando a nome di tutta la chiesa, cerca questo Mediatore; perciò dopo aver detto: “Chi verrà in mio aiuto” soggiunge: “affinché l’Onnipotente esaudisca il mio desiderio?” Egli sapeva che le preghiere dell’uomo per ottenere il riposo della redenzione eterna non potevano essere esaudite se non per mezzo del suo avvocato, di cui l’apostolo Giovanni dice: “Se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo” (1Gv 2,1-2); e del quale l’apostolo Paolo dice: “Cristo Gesù, che è morto per noi, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi” (Rm 8,34). Ora il Figlio unigenito intercede per l’uomo presso il Padre coeterno presentando se stesso come uomo e prega per la natura umana avendo assunto la medesima natura nell’ altezza della sua divinità.

Print Friendly, PDF & Email

Ultimi articoli

Author Name