Periodico di informazione religiosa

Venerdì della quinta settimana di Quaresima. La Quaresima con Gregorio Magno

by | 22 Mar 2024 | Monasteria

Venerdì della quinta settimana di Quaresima

Il tempio di Delfi recava la famosa iscrizione: “Conosci te stesso”. Il senso originale della frase era: riconosci che sei solo un uomo ed entra nel tempio con la consapevolezza che fra te e gli dei c’è una grande differenza. Solo più tardi per Platone avrebbe interpretato il pensiero in questo modo: conosci te stesso, cioè la tua interiore grandezza, perché hai un’anima immortale che viene dal mondo divino. La Sacra Scrittura rimane nel solco religioso: l’uomo non può e non deve paragonarsi a Dio, che rimane inaccessibile e incomprensibile. Soprattutto l’uomo non può farsi Dio, una tentazione che sta alla radice di ogni peccato e finisce tragicamente, come è finito il tentativo di Adamo ed Eva nel racconto genesiaco. Eppure Gesù, cita il salmo 82,6, dice qualcosa di sconvolgente: “Voi siete dèi, siete tutti figli dell’altissimo”. Come possono gli uomini essere chiamati dèi? Ora, Dio nutre un amore particolare verso gli uomini e perciò scende continuamente fra di loro, parla con loro inviando i suoi messaggeri. Questa discesa divina si è anche manifestata in un modo speciale, quando ha comunicato agli uomini alcune delle proprietà che appartengono a lui solo, tramite Gesù. In Gesù Dio è sceso tra gli uomini identificandosi con loro: egli è uomo e Dio contemporaneamente. Un mistero incredibile: Dio è diventato uomo rimanendo Dio, non c’è più grande mistero di questo! I Padri hanno sintetizzato questo mistero dicendo: “Dio si è fatto uomo, affinché l’uomo diventasse Dio”. La divinizzazione degli uomini è la più grande opera di Cristo, che egli continuerà a compiere lungo il migrare dei secoli. O Dio, non abbandonarci, quando dobbiamo partire come te l’oltraggio; perdona a tutti i senza Dio, poiché hai perdonato noi e portaci tutti a te, attraverso la croce del tuo figlio amato, quella croce dove lui è massimamente vicino, proprio là dove noi lo pensiamo estremamente lontano. Dio sarà la salvezza del nostri volti e li trasfigurerà a immagine del suo, perché ci conosce e ci amato prima ancora di crearci.

GREGORIO MAGNO, Omelie su Ezechiele II, 4

Ringraziamo quell’Unico che realizzò con la sua vita quanto era scritto di lui nella Sacra Scrittura, affinché, quello che non poteva essere compreso con il semplice ascolto, fosse chiarito invece vedendolo. Egli, come si legge nel libro dell’Apocalisse, aprì dunque il libro sigillato che nessuno poteva aprire né leggere, rivelandoci con la sua passione e risurrezione tutti i misteri in esso contenuti. E, presi su di sé i mali della nostra debolezza, ci mostrò i beni della sua potenza e della sua gloria. Infatti si fece carne per rendere noi spirituali, nella sua bontà si abbassò per innalzarci, uscì per farci entrare, apparve visibile per mostrarci le cose invisibili, patì i flagelli per guarirci, sopportò oltraggi e derisioni per liberarci dalla vergogna eterna, morì per ridarci la vita. Lui, che nella sua natura rimane incomprensibile, nella nostra natura ha voluto lasciarsi prendere e flagellare, perché se non avesse preso su di sé ciò che era proprio della nostra debolezza, non avrebbe potuto elevarci alla potenza della sua forza.
Perciò, per fare la sua opera, ha compiuto un’opera straordinaria. Per eseguire il suo proposito ha operato un fatto insolito, perché, essendo Dio, si è incarnato per elevarci fino alla sua giustizia. Per noi si è degnato di farsi percuotere come un uomo peccatore. Fece dunque un’opera insolita, estranea a sé, per compiere l’opera sua: perché per il fatto che soffrendo sostenne i nostri mali, portò noi sue creature alla gloria della sua potenza.

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